Il mistero della melodia nascosta nel preludio Bach-Siloti in Si minore

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Oggi intraprendiamo un viaggio nella Russia romantica del 1863, nell’allora governatorato di Kharkov dell’Impero Russo, una regione che oggi appartiene all’Ucraina.

Kharkov oggi.

In questa cornice nasce Alexander Siloti, figura centrale ma spesso rimasta ai margini della narrazione musicale, nonostante una delle sue trascrizioni sia diventata una delle più amate in assoluto: il Preludio Bach–Siloti in Si minore.

Una trascrizione, in musica, è un atto di interpretazione: un compositore prende un’opera altrui e la rilegge attraverso lo strumento, il linguaggio, l’estetica e la sensibilità del suo tempo. Non è una copia, non è un miglioramento: è una traduzione artistica, un nuovo modo di far vivere un brano antico nella voce di un’epoca diversa.

Ed è esattamente questo che Siloti fece con uno dei preludi più enigmatici di Bach.

1. Le radici di un artista affacciato su due mondi

Siloti cresce in un ambiente colto e già molto musicale: a Mosca studia pianoforte con Nikolaj Rubinštejn, contrappunto con Sergej Tanéev e armonia con Pëtr Il’ič Tchaikovsky ed è uno dei giovani più promettenti della scuola russa.

La svolta della sua vita avviene tra il 1883 e il 1886, quando il governo russo gli assegna una borsa di studio che gli permette di recarsi a Weimar per studiare con Franz Liszt, l’ultimo grande titano del pianoforte romantico.

Liszt non gli insegna soltanto tecnica: gli trasmette una visione, l’idea che il pianoforte possa diventare un’orchestra, che il pedale sia un colore,
che una partitura del passato possa rivivere in un linguaggio nuovo senza perdere dignità.

Ed è importante ricordare che Liszt era egli stesso un grandissimo trascrittore.

Aveva riscritto al pianoforte:

  • le Sinfonie di Beethoven,
  • i Lieder di Schubert,
  • brani sacri e organistici di Bach,
  • intere opere orchestrali trasformate in capolavori pianistici.

La sua filosofia era chiara: una trascrizione non è un’imitazione, ma una ri-creazione, un modo di tradurre la sostanza musicale in un nuovo corpo sonoro.

Siloti assorbe questo principio in profondità e, portando la lezione lisztiana nella scuola russa, diventa uno dei continuatori più raffinati e poetici dell’arte della trascrizione.

Al ritorno da Weimar, Siloti si stabilisce a Mosca, dove insegna, dirige e sviluppa una brillante carriera pianistica, affermandosi come una delle figure più autorevoli della vita musicale russa di fine Ottocento.

È cugino di secondo grado di Sergej Rachmaninov e, negli anni difficili del giovane compositore, ne diventa un riferimento importante; il legame tra i due si manifesta in modo decisivo nel 1901, quando Siloti sale sul podio per dirigere la prima esecuzione integrale del Concerto per pianoforte n. 2, op. 18, tenuta a Mosca il 14 ottobre 1901 con Rachmaninov stesso al pianoforte. Quella serata segnò la rinascita artistica del compositore dopo la profonda depressione seguita al fallimento della sua Prima Sinfonia.

2. Il materiale originale: Bach, BWV 855 e 855a

Per comprendere il Bach–Siloti, bisogna tornare al 1720, quando Bach compone il Preludio in Mi minore BWV 855a per il Klavierbüchlein del figlio Wilhelm Friedemann. È un pezzo didattico, scritto per formare la mano, il tocco e la regolarità del giovane musicista.

Due anni dopo, nel 1722, Bach ne realizza una versione più complessa, BWV 855, inserendola nel Wohltemperiertes Klavier I (Clavicembalo Ben Temperato vol. 1), la monumentale raccolta di preludi e fughe in tutte le tonalità, scritta sia per fini pedagogici sia come dimostrazione della possibilità di suonare in ogni scala nel nuovo “buon temperamento”.

Il preludio originale è un piccolo miracolo barocco:

  • due voci
  • mano destra ornamentale
  • mano sinistra con figurazione continua
  • struttura rigorosa ma poetica
  • atmosfera austera, luminosa e severa allo stesso tempo

Non aveva nulla del pianismo romantico e, soprattutto, non era in Si minore, ma in Mi minore.

3. Cosa fa Siloti: un atto di rivelazione romantica

Siloti non “migliora” Bach: lo ricontestualizza compiendo quattro operazioni fondamentali.

a) La trasposizione in Si minore

La tonalità originale (Mi minore) diventa Si minore, una scelta estetica precisa nella quale il colore si fa più scuro, più introspettivo e più vicino al lirismo russo.

b) Lo scambio delle funzioni tra le mani

Nel Bach originale, la mano destra suona gli accordi mentre la sinistra esegue la figurazione costante in sedicesimi.

BWV 855a Preludio in Mi minore, originale di J. S. Bach
Trascrizione di Siloti

Siloti:

  • porta la figurazione in sedicesimi nella mano destra, come tante gocce di pioggia;
  • fa emergere nella mano sinistra una voce interna trasformandola nella melodia principale.

c) L’aggiunta di un “doppio livello” espressivo

Siloti, come testimoniato da sua figlia Kyriena, suonava il brano due volte: la prima, facendo emergere le semicrome e la seconda, mettendo in risalto la melodia interna. Questa tradizione è ancora presente nella maggior parte delle esecuzioni che troverai online.

d) La ricontestualizzazione romantica

Siloti indica in partitura l’espressione “sempre legato”: nel pianoforte romantico il legato diventa un valore estetico centrale, sostenuto da un uso del pedale pensato come vero strumento timbrico.

La tessitura si espande in verticale: ciò che in Bach era un intreccio lineare a due voci, in Siloti si apre verso tre livelli di profondità – la figurazione luminosa della destra, la melodia interna della sinistra, e il fondamento armonico che sostiene entrambe con gli accordi arpeggiati.

Il timbro si fa più orchestrale, le armonie si dilatano, il suono acquista corpo, il registro medio diventa una sorta di “voce solista” che canta attraverso la massa sonora circostante. L’effetto complessivo richiama più un’aria di Tchaikovsky o una pagina lirica di Rachmaninov che un preludio per cembalo del primo Settecento.

Anche la forma ne risulta trasformata: non più uno studio breve e compatto, ma un racconto, con la tensione che cresce gradualmente fino al climax centrale e poi si scioglie in un ritorno sereno e meditativo. La presenza del ritornello contribuisce a conferire il carattere narrativo, come se il brano mostrasse due “prospettive” diverse della stessa idea musicale.

Tuttavia, sotto questa veste romantica, rimane perfettamente riconoscibile la struttura di Bach: la voce interna non è inventata, ma portata alla luce; la progressione armonica è intatta; il contrappunto è rispettato e messo in risalto dalla nuova distribuzione delle parti. Il preludio si trasforma così in un piccolo poema romantico, pur mantenendo intatto il DNA contrappuntistico di Bach.

4. La struttura nascosta: polifonia, tensioni, climax

Il Bach–Siloti non è solo un brano “bello”: è un brano architettonico.

All’interno convivono:

  • la figurazione brillante della destra: quartine di sedicesimi che non si interrompono fino alla fine, conferendo un senso di battito continuo e incessante;
  • la melodia segreta della sinistra, celata nel registro medio per renderla subliminale e calda;
  • la linea di basso arpeggiata che sostiene entrambe;
  • la progressione cromatica verso il climax con un continuo espandersi delle distanze fra le note e conseguente aumento di tensione;
  • la tensione armonica data da accordi via via più dissonanti che esplode nella seconda metà per concludersi nella melodia cromatica discendente delle ultime battute;
  • la risoluzione finale su un pedale di tonica che sembra “fermare il tempo” fino a spegnersi del tutto.

La melodia nascosta, quasi una voce che sentiamo provenire dal nostro subconscio, è il vero cuore del pezzo, ciò che gli dà direzione, respiro e vita interiore: riuscire a percepirla ci permette di assaporare tutto lo splendore di quest’opera.

Puoi scaricare lo spartito completo e ben leggibile da qui: Link

5. Eredità e interpretazione

Siloti dedicò questa trascrizione alla figlia Kyriena; le fonti raccontano che, nonostante le sue indicazioni di pedale, lui stesso spesso non le rispettasse alla lettera eseguendo il brano con grande libertà, come si trattasse di un canto improvvisato.

L’interpretazione più celebre è quella di Emil Gilels, che usò il preludio come ultimo bis di un concerto storico, dando vita a una lettura intima, quasi sospesa, considerata da molti un riferimento insuperato.

Emil Gilels suona il Preludio in Si minore: link.
In questa versione è chiarissima la distinzione fra prima e seconda ripetizione.

6. Perché ci incanta così tanto

Perché in pochi minuti condensa un contrappunto barocco perfetto, un fraseggio romantico di grande respiro, una melodia segreta che emerge dal profondo dell’armonia, una tensione crescente che conduce al climax, una discesa cromatica che aumenta drasticamente l’emotività provocata dal brano e un finale che si dissolve nel silenzio, lasciandoci ancora per qualche secondo con l’impronta sonora continua dei sedicesimi.

Ascoltarlo significa sentire la vita di una frase che nasce, cresce, esplode e si spegne.

Per finire

Il Preludio Bach–Siloti non è solo una trascrizione: è un ponte che unisce la geometria di Bach alla poesia della Russia romantica, l’intelletto barocco alla sensibilità moderna. In un mondo che cambia, resta uno dei brani più capaci di parlare a chi ascolta, qualunque sia la sua età o esperienza musicale.

Ti auguro di poterlo ascoltare, cogliendone tutti gli elementi che lo rendono così profondo e commovente.


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