Indice
- 1. Gli strumenti di Bach: clavicembalo, Clavicordo e Organo (cosa aveva sotto le dita)
- 2. L’evoluzione: da Bartolomeo Cristofori al pianoforte moderno
- 3. Meccanica: cosa succede fisicamente quando abbassi il pedale destro
- 4. Analisi: perché la risonanza può “uccidere” il contrappunto
- 5. I grandi interpreti: il parere di Gould, Schiff, Hewitt e altri
- 6. Guida pratica: quando il pedale è vietato e quando può servire
- 7. Checklist operativa: un metodo in 4 fasi per decidere se usarlo
- 8. Schemi riassuntivi: errori tipici da evitare
- Glossario essenziale

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Se suoni il pianoforte, prima o poi, ti trovi davanti alla frase: “Bach si fa senza pedale”.
Dietro questa formula c’è una domanda seria: sul pianoforte moderno, è lecito usare il pedale oppure stai tradendo lo stile barocco, il contrappunto e l’idea originale?
Per rispondere, serve mettere insieme:
- come funzionavano gli strumenti al tempo di Bach
- come è nato il pianoforte moderno e il suo pedale di risonanza
- cosa dicono i grandi interpreti e gli studiosi
- che cosa puoi fare tu, in pratica, con i piedi e con le dita
1. Gli strumenti di Johann Sebastian Bach: cosa aveva sotto le dita (e cosa non aveva sotto i piedi)
Per capire il pedale, bisogna prima conoscere gli strumenti di partenza.
Gli strumenti a tastiera al tempo di Bach
| strumento | meccanismo | suono e dinamica | pedali di risonanza? |
|---|---|---|---|
| Clavicembalo | corde pizzicate | timbro brillante, volume sostanzialmente fisso | no |
| Clavicordo | corde colpite da una tangente metallica | suono molto debole, dinamica fine e bebung (vibrato) | no |
| Organo | aria nelle canne | suono sostenuto finché tieni il tasto, registri variabili | tanti, ma nessuno di risonanza |
| Primi fortepiani | martelletti sulle corde | dinamica controllata dal tocco e dal timbro più morbido | meccanismi iniziali, ginocchiere e non pedali a pavimento |
Bach (1685–1750) scrive la sua musica per tastiera pensando soprattutto a clavicembalo, clavicordo e organo; le raccolte come “Das Wohltemperierte Klavier” (clavicembalo ben temperato), le invenzioni, le suite sono concepite per questi strumenti, che non hanno il pedale di risonanza del pianoforte moderno. Questo significa che i legati, le risonanze e i canti interni sono costruiti a priori dentro la scrittura e venivano gestiti con le dita.
Due parole in più su clavicembalo, clavicordo e organo
- Clavicembalo
Quando premi il tasto, un meccanismo fa salire un salterello con una penna (in origine di piuma d’uccello o di plastica nelle copie moderne); la penna pizzica la corda e il suono si spegne non appena il salterello torna giù e lo smorzatore tocca la corda; nessuna possibilità di “tenere” il suono con un pedale: se alzi il dito, il suono finisce.

- Clavicordo
Qui il tasto è collegato a una piccola lamina metallica (tangente) che colpisce la corda e resta appoggiata: finché tieni premuto il tasto la tangente rimane in contatto con la corda e il suono continua; se modifichi leggermente la pressione del dito puoi ottenere un vibrato molto delicato, chiamato bebung, che è una forma di espressività tipica di questo strumento.

- Organo
L’aria che attraversa le canne genera un suono potenzialmente infinito: finché il tasto rimane abbassato, la nota continua a risuonare; il cambiamento di timbro avviene tramite i registri, gruppi di canne con caratteristiche diverse, ciascuno collegato alla tastiera e dotato di un proprio timbro.

Questi tre strumenti, pur diversissimi, hanno una cosa in comune: non prevedono un pedale che faccia risuonare tutte le corde insieme, come nel pianoforte.
2. Dal “gravicembalo col piano e forte” al pedale moderno
Bartolomeo Cristofori e la nascita del pianoforte
Intorno al 1700 Bartolomeo Cristofori, costruttore di strumenti della corte medicea, realizza il primo “gravicembalo col piano e forte”, cioè un clavicembalo in cui il volume può cambiare a seconda della forza del tocco, grazie a un meccanismo a martelletti che colpiscono le corde invece di pizzicarle.

Di questi strumenti oggi ne restano solo tre; il più famoso è il pianoforte Cristofori del 1720 conservato al Metropolitan Museum of Art di New York: ha 54 tasti (non 88), corde più sottili e un suono molto più vicino a un clavicembalo “morbido” che a un gran coda moderno.
Bach vive negli stessi anni in cui questi esperimenti avvengono, ma la sua produzione tastieristica rimane legata agli strumenti per cui scrive concretamente, cioè clavicembalo, clavicordo e organo.
Silbermann, le prime leve e la nascita del pedale
In Germania, Gottfried Silbermann costruisce pianoforti ispirati a quelli di Cristofori, con un’aggiunta importante: un dispositivo che solleva tutti gli smorzatori contemporaneamente, precursore del futuro pedale di risonanza:
- in un primo momento questo meccanismo è azionato con le mani
- poi Johann Andreas Stein introduce leve azionate con le ginocchia, che permettono al pianista di sollevare gli smorzatori mentre continua a suonare con entrambe le mani
Solo nell’Ottocento si diffonde la forma che conosciamo oggi: due pedali a pavimento (una corda, risonanza e più tardi anche quello tonale) azionati col piede destro e sinistro, integrati stabilmente nel linguaggio pianistico
Un esempio molto famoso dell’uso “estremo” del pedale è il primo movimento della Sonata “Al chiaro di luna” di Beethoven, in cui il compositore chiede esplicitamente che “tutto questo pezzo” sia suonato “senza sordino”, cioè con il pedale di risonanza sempre abbassato.

3. Come funziona il pianoforte moderno e il pedale di risonanza
Per decidere se usare il pedale in Bach devi avere chiaro cosa succede fisicamente quando premi un tasto e quando abbassi il pedale.
Cosa succede quando premi un tasto del piano
In modo semplificato:
- premi il tasto
- una leva interna fa partire un martelletto che colpisce una o più corde
- il martelletto rimbalza via subito (grazie al meccanismo di scappamento) per non restare appoggiato sulla corda
- la corda vibra; la vibrazione passa al ponticello e alla tavola armonica
- uno smorzatore resta sollevato finché tieni il tasto giù; quando alzi il dito lo smorzatore cade sulla corda e la ferma
Due conseguenze importanti:
- il suono del pianoforte inizia forte e poi decade rapidamente nel tempo
- se alzi il dito, lo smorzatore interrompe quella vibrazione
Il pedale entra in gioco esattamente su questi due punti.

L’immagine mostra la meccanica di un singolo tasto del pianoforte a coda, vista in sezione.
- Superficie del tasto: parte superiore del tasto, dove appoggi il dito.
- Leva del tasto: il tasto vero e proprio, che funziona come una leva attorno al fulcro centrale.
- Fulcro centrale: punto in cui il tasto è bilanciato e può oscillare quando viene premuto o rilasciato.
- Piombini di contrappeso: pesi inseriti nel tasto per bilanciare il tocco e rendere uniforme la sensazione sotto le dita.
- Pilota: vite/cappellotto che trasferisce il movimento del tasto alla meccanica superiore (cavalletto e martello).
- Leva del cavalletto: elemento intermedio che riceve il movimento dal tasto e lo trasmette verso martello e smorzatore.
- Leva dello scappamento: pezzo che spinge il martello verso la corda e poi “scappa” all’ultimo istante, permettendo al martello di staccarsi dalla corda.
- Leva di ripetizione: consente al martello di tornare in posizione di colpo anche se il tasto non risale del tutto, permettendo ripetizioni rapide della nota.
- Rullino: rullo fissato al martello che appoggia sulla leva di ripetizione e ne guida il movimento.
- Leva del martello: braccio su cui è fissato il martello; riceve il movimento dalla meccanica e lo trasforma nel colpo sulla corda.
- Martello: testa rivestita di feltro che colpisce la corda producendo il suono.
- Corda: filo metallico che, messo in vibrazione dal martello, genera il suono udibile.
- Smorzatore: tampone di feltro che appoggia sulla corda e la ferma quando il tasto è rilasciato.
- Leva dello smorzatore: leva che solleva lo smorzatore dalla corda quando premi il tasto, permettendo alla corda di vibrare.
- Leva di arresto: “cattura” il martello dopo il colpo, impedendogli di rimbalzare sulla corda e sporcando il suono.
I tre pedali: tabella riassuntiva
| Pedale | Posizione tipica | Cosa fa tecnicamente | Effetto percepito |
|---|---|---|---|
| pedale destro (o del forte) | destra | solleva tutti gli smorzatori | tutte le corde possono risuonare liberamente; le armonie si sovrappongono tra di loro |
| una corda (o del piano) | sinistra | sposta leggermente la tastiera, i martelletti colpiscono meno corde | suono più morbido, più sottile |
| sostenuto (centrale, se c’è) | centro | mantiene alzati solo gli smorzatori delle note tenute al momento della pressione | permette di tenere alcuni suoni alzando selettivamente i loro smorzatori mentre gli altri restano liberi |
Per il repertorio bachiano sul pianoforte moderno, la discussione si concentra quasi sempre sul pedale destro, cioè quello di risonanza.
Cosa fa davvero il pedale destro
Quando abbassi il pedale destro:
- tutti gli smorzatori si sollevano (e quindi le corde sono libere di suonare)
- ogni corda che ha vibrato continua a risuonare, anche se hai tolto le dita dal tasto
- le corde non percosse possono vibrare per simpatia, arricchendo il suono
Per questo, se lo tieni giù mentre cambi accordo, i suoni restano sovrapposti e si crea un impasto più o meno denso; se lo usi solo a piccoli tocchi, invece, puoi ampliare leggermente il suono, cambiando il timbro, senza perdere troppa definizione.
Il problema, con Bach, è proprio il rischio di coprire il disegno delle voci con questa sovrapposizione.
4. Perché la questione del pedale in Bach è delicata
Dato che gli strumenti di Bach non prevedono pedali di risonanza, tutta la sua scrittura tastieristica è progettata per essere completata e “tenuta insieme” dalle dita:
- legati ottenuti con diteggiature particolari
- linee lunghe costruite in modo che una mano possa alternare voci diverse
- uso di abbellimenti e note tenute per dare l’illusione di un canto continuo
Si parla spesso di legato di dita: l’idea è che quello che oggi faresti con il pedale (lasciare suonare una nota mentre le altre si muovono) all’epoca veniva gestito prolungando leggermente il valore di certe note con le dita, sfruttando la scrittura e il tocco. Questo spiega perché molti insegnanti, ancora oggi, pronunciano la formula “Bach si fa senza pedale”: l’obiettivo è costringere lo studente a sviluppare articolazione, indipendenza e controllo del legato con le dita, invece di appoggiarsi subito al piede. Cosa buona e giusta!
Il rischio principale: perdere la chiarezza del contrappunto
La musica del barocco si basa spesso su più voci indipendenti che procedono in parallelo (contrappunto):
- ogni voce ha la propria direzione melodica
- le voci entrano, si incrociano, si imitano, si sovrappongono
Se usi un pedale lungo che tiene insieme note appartenenti ad accordi diversi:
- le voci diventano più difficili da distinguere
- le dissonanze non “respirano” e non si risolvono con chiarezza
- si crea un alone sonoro continuo che può andare bene in repertori romantici, ma che su Bach risulta incoerente con il linguaggio
Pensa al contrappunto come a 3 persone che dialogano fra loro e al pedale come una sovrapposizione delle tre voci: l’effetto generato sarebbe quello di non capire più nulla.
5. Cosa dicono interpreti e studiosi: posizioni a confronto
Per orientarti, è utile vedere rapidamente come si pongono alcuni grandi interpreti bachiani.
| Interprete / studioso | Posizione sul pedale (riassunto) |
|---|---|
| Glenn Gould | Contrario; considera il pedale un tabù, mira a una chiarezza assoluta ottenuta solo con le dita; occasionalmente usa micro-tocchi quasi impercettibili, soprattutto dal vivo. |
| Rosalyn Tureck | Molto prudente, privilegia il controllo del suono con il tocco, vede il pedale come rischio di offuscare le figurazioni veloci e la brillantezza; utilizza pochi interventi, mai lunghi. |
| András Schiff | Fase giovanile: Bach totalmente senza pedale; oggi aperto a un uso discreto, paragona il pedale al vibrato degli archi: utile ma da usare con moderazione e gusto. |
| Angela Hewitt | Favorevole a un uso misurato: prima si risolve tutto con le dita, poi il pedale entra solo “quando è richiesto” per dare cantabilità o un po’ di risonanza; insiste sulla chiarezza delle voci. |
| Murray Perahia | Ammette apertamente un certo uso di pedale, ricordando che il pianoforte è un altro strumento rispetto al clavicembalo; vuole evitare interpretazioni sentimentali o romantiche e preferisce sfruttare i colori timbrici del piano. |
| Didattica moderna | Propongono di studiare senza pedale e inserirlo poi come “sale in cucina”: poco, mirato, su note lunghe o punti strutturali, con pedali brevi rinnovati spesso. |
Questa panoramica mostra che il “no” al pedale assoluto è sempre meno diffuso; ciò che rimane stabile è il rifiuto dell’abuso di pedale.
6. Schemi pratici: quando il pedale è sconsigliato e quando può essere utile
Casi in cui il pedale è quasi sempre sconsigliato
| Contesto musicale | Perché evitare il pedale lungo |
|---|---|
| Fughe veloci a 3 o 4 voci | la sovrapposizione delle risonanze confonde le entrate delle voci |
| Passaggi di semicrome o biscrome fitti | ogni pedale che copre più note crea una “nebbiolina” indesiderata |
| Episodi con molte dissonanze e risoluzioni ravvicinate | il pedale prolunga la dissonanza oltre la risoluzione, appiattendo la tensione e il rilascio |
| Pezzi studiati con obiettivo tecnico (articolazione, indipendenza) | senza pedale alleni l’ascolto fine e la precisione digitale; il pedale diventerebbe una stampella |
In tutti questi casi il criterio è semplice: se devi ascoltare con chiarezza chi entra, chi esce, come si incastrano le voci, il pedale diventa un intralcio.
Casi in cui un poco di pedale può avere senso
| Contesto musicale | Come usare il pedale in modo mirato |
|---|---|
| Corali lenti o preludi con accordi lunghi | pedale breve all’inizio di un accordo lungo, rilasciato al cambio di basso, per simulare un sostegno in stile organistico. |
| Sarabande e movimenti lenti danzati | mezzo pedale leggero per dare un po’ di respiro alle note lunghe, rinnovato a ogni accordo importante |
| Grandi salti di mano impossibili da legare | pedale “di soccorso” durante il salto, subito rilasciato dopo l’atterraggio, così che le armonie non si sovrappongano troppo |
| Sale da concerto molto secche, pianoforti piccoli o verticali | un po’ più di pedale per compensare la scarsa risonanza naturale della sala; sempre ascoltando se il suono resta leggibile |
L’idea di fondo è sempre la stessa: il pedale non deve creare il legato al posto delle dita, ma può sostenere punti strutturalmente importanti, specialmente in ambienti acustici poveri di risonanza.
7. Checklist operativa per lo studente: come decidere se mettere il pedale e quanto
Puoi usare questa checklist ogni volta che studi un brano di Bach al pianoforte.
Fase 1 – preparazione senza pedale
- leggi il brano a mani separate, senza pedale, cercando di:
- capire dove sono le voci
- individuare i punti di tensione e risoluzione
- studia a mani unite ancora senza pedale, rallentando quanto serve per:
- ottenere un legato solo con le dita
- differenziare i piani sonori (melodia vs accompagnamento) con il tocco
- registra un’esecuzione lenta senza pedale e riascolta chiedendoti:
- le voci sono distinguibili?
- ci sono buchi di suono che disturbano davvero o che sono accettabili?
Fase 2 – analisi dei punti “critici”
- segna a matita sullo spartito:
- le note lunghe del basso o del soprano che cadono in punti strutturali
- i grandi salti che ti costringono a staccare una nota importante prima del tempo
- le cadenze finali o le fermate dove un minimo di risonanza può essere desiderabile
- chiediti, per ognuno di questi punti:
- posso risolvere con una diteggiatura migliore?
- posso redistribuire le voci tra le mani?
- se uso il pedale qui, quali altre note verrebbero trascinate insieme?
Fase 3 – inserimento del pedale
- prova a inserire il pedale con queste regole:
- pedali brevissimi, rinnovati in corrispondenza di ogni cambiamento di basso o accordo
- se possibile, mezzo pedale invece di pedale pieno, per avere risonanza senza impastare
- pedale “in ritardo”: premi un istante dopo l’attacco dell’accordo, non prima
- registra di nuovo e confronta la versione senza pedale con quella con pedale:
- se senti chiaramente “l’effetto pedale”, probabilmente è troppo
- se senti solo un lieve aumento di calore senza perdita di chiarezza, sei sulla strada giusta
Fase 4 – adattamento all’ambiente
- quando suoni in un luogo diverso (chiesa, sala, stanza piccola):
- prova alcune battute usando più o meno pedale e ascolta come reagisce lo strumento
- ricorda che in una sala molto risonante il pedale va ridotto drasticamente, mentre in un ambiente molto secco può essere leggermente aumentato
8. Schemi riassuntivi per il tuo studio
Schema “decisionale” rapido
- il brano è prevalentemente:
- fuga o movimento veloce a più voci → no pedale, salvo punti rarissimi di sostegno
- corale, preludio o movimento lento → pedale possibile, ma solo breve e rinnovato spesso
- l’acustica è:
- molto risonante (chiesa, sala grande) → riduci il pedale rispetto a casa
- molto secca (piccola stanza, studio con tappeti) → puoi aumentarlo leggermente
- il livello tecnico è:
- principiante o intermedio → concentrati prima su legato e articolazione con le dita; usa pedale solo su note lunghe finali o cadenze
- avanzato → sperimenta mezzo pedale, pedale frazionale e flutter pedaling in punti mirati, sempre controllando all’ascolto
Errori tipici da evitare
| Errore frequente | Conseguenza sonora | Correzione pratica |
|---|---|---|
| tenere il pedale abbassato per intere frasi | impasto, perdita di distinzione delle voci | alzare il pedale a ogni cambio di basso o accordo |
| usare il pedale per mascherare un legato difficile | si perde il lavoro tecnico delle dita | rallentare, risolvere prima con le dita, poi eventualmente aggiungere un pedale leggero |
| non adattare il pedale all’acustica | in chiesa: confusione; in studio secco: suono “morto” | provare in sala, ascoltare da lontano, adattare il pedale |
| pensare al pedale come “diritto” del pianoforte | abitudine di fondo alla risonanza continua | considerarlo un ornamento, non uno standard |
L’idea finale che puoi tenere come riferimento è questa: Bach si può suonare senza pedale e funziona perfettamente; tuttavia, sul pianoforte moderno, un uso consapevole e misurato del pedale, basato sulla conoscenza della scrittura, dell’acustica e dello strumento, non solo è possibile, ma può aiutarti a far vivere questa musica nella realtà sonora di oggi, senza perdere la chiarezza delle sue voci e conferendo ulteriore meraviglia a ciò che interpreti.
Glossario essenziale
- Clavicembalo
strumento a tastiera in cui le corde sono pizzicate da piccole penne; suono brillante, volume poco controllabile dal tocco, nessun pedale di risonanza. - Clavicordo
strumento a tastiera in cui le corde sono colpite da piccole lamine metalliche (tangenti) che restano in contatto con la corda; suono molto debole ma estremamente sensibile, permette il bebung, un leggero vibrato controllato dalla mano. - Organo
strumento a tastiera in cui il suono è prodotto dall’aria che passa nelle canne; il suono può durare finché il tasto è premuto; i cambi di timbro avvengono tramite i registri, non tramite un pedale di risonanza. - Fortepiano
antenato del pianoforte moderno; usa martelletti, ha meno tasti e una struttura più leggera; permette variazioni di dinamica con il tocco, ma ha una potenza sonora inferiore ai pianoforti odierni; i primi esemplari avevano leve e meccanismi primitivi per sollevare gli smorzatori. - Pianoforte moderno
strumento a martelletti con 88 tasti, struttura metallica e tre pedali; consente un ampio spettro dinamico e una grande ricchezza di risonanze. - Smorzatori
piccoli feltri che poggiano sulle corde e le fermano quando il tasto è rilasciato; quando si sollevano (con il tasto o col pedale) le corde possono vibrare liberamente. - Pedale di risonanza (pedale destro, anche detto “del forte”)
pedale che solleva tutti gli smorzatori; consente di mantenere il suono delle note già suonate e di attivare risonanze per simpatia; in Bach va usato con estrema moderazione. - Una corda (pedale sinistro, anche detto “del piano”)
pedale che sposta leggermente la tastiera, facendo colpire meno corde per ogni nota; produce un suono più delicato e ovattato. - Pedale sostenuto (centrale)
pedale che mantiene sollevati gli smorzatori solo delle note premute nel momento in cui lo azioni; utile per tenere alcuni bassi o accordi mentre le altre note restano libere. Molto usato nelle trascrizioni del Novecento. - Contrappunto
tecnica compositiva in cui più voci melodiche indipendenti vengono sovrapposte secondo regole precise; caratteristica centrale della scrittura di Bach. - Polifonia
presenza simultanea di più linee melodiche; in Bach spesso 3 o 4 voci attive insieme. - Legato
modo di suonare in cui le note sono collegate senza interruzioni percepibili; può essere ottenuto con le dita (finger legato) o aiutato dal pedale, nel repertorio appropriato. - Legato di dito
tecnica di tocco e diteggiatura che permette di prolungare alcune note con le dita invece che con il pedale; fondamentali per rendere Bach nitido sul pianoforte. - Prassi esecutiva
insieme di abitudini, convenzioni e conoscenze storiche su come una certa musica veniva eseguita nella sua epoca; nel caso di Bach, comprende l’uso degli strumenti originali e le indicazioni dei trattati coevi. - Bebung
Leggero vibrato ottenuto sul clavicordo modulando la pressione del dito sul tasto; considerato un ornamento da usare con discrezione. - Mezzo pedale / pedale frazionale
uso del pedale di risonanza non completamente abbassato, per sollevare solo parzialmente gli smorzatori; permette una risonanza ridotta e più controllata; utile in repertori come Bach, ma richiede grande sensibilità del piede.
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