Stai studiando pianoforte nel modo giusto?

Cinque dubbi frequenti fra chi impara a suonare

Puoi guardare il video completo su YouTube oppure leggere qui le risposte.

Quando inizi a suonare il pianoforte da adulto, può capitare che l’entusiasmo lasci spazio ai dubbi: le mani non fanno quello che vorresti, il metronomo ti confonde e un passaggio continua a non riuscire, fino a farti domandare se sei portato. Sono Silvia Platania, insegnante di pianoforte, e ho raccolto cinque domande che ricevo spesso nel gruppo Telegram di Sognandoilpiano, perché riguardano momenti fondamentali dello studio.

Le risposte ti aiuteranno a orientarti tenendo conto delle tue capacità, delle aspettative e del tempo disponibile, mentre conserveremo come riferimento una domanda: che cosa desideri che il pianoforte porti nella tua vita?

1. Come scegliere un brano adatto al proprio livello

Annalisa mi chiede come capire se il brano che vorrebbe suonare è adatto a lei, ponendo una domanda che riguarda molti adulti: spesso cominciamo perché una musica ci emoziona, cerchiamo lo spartito o un tutorial e proviamo a riprodurla, senza sapere quali capacità richieda.

Il desiderio ci dà una direzione preziosa, ma la preparazione necessaria va costruita, come accade in palestra quando vorremmo sollevare un peso che il nostro corpo non è ancora pronto a sostenere. Se un brano è troppo difficile per te adesso, la fatica che incontri indica una distanza fra il compito e le tue capacità attuali, senza dimostrare che sei inadatto al pianoforte.

Quando trasformiamo «non mi viene» in «non sono capace», rischiamo di scoraggiarci proprio perché stiamo giudicando le nostre possibilità attraverso qualcosa per cui non abbiamo ancora le basi. La velocità con cui riesci a suonare il brano dei tuoi sogni non misura il tuo talento, soprattutto all’inizio.

Costruire le basi prima di affrontare il brano

Nel mio percorso, chi parte da zero comincia a familiarizzare con dita, movimenti e tastiera, perché suonare richiede coordinazioni specifiche che dobbiamo apprendere anche se usiamo le mani ogni giorno. Come prima di una coreografia occorre saper camminare, così il lavoro iniziale prepara ciò che servirà quando affronteremo una composizione.

Se bruciamo le tappe, possiamo inventare soluzioni pur di raggiungere la nota successiva e consolidare abitudini che dovremo poi rivedere. Mi interessa quindi che tu comprenda come arrivi alla fine del brano e che cosa impari mentre lo studi, perché completarlo a qualsiasi costo non garantisce di aver costruito capacità utili per proseguire.

Per orientarti, inserisci la scelta dei pezzi in una progressione guidata, ricordando che una melodia semplice all’ascolto potrebbe essere impegnativa da eseguire e che l’etichetta “facile” di un tutorial non tiene conto della tua preparazione. Il brano che ami può restare un obiettivo mentre costruisci gli strumenti per affrontarlo.

Dal corso gratuito al primo livello

Il mio corso gratuito ti permette di conoscere lo strumento, provare piccoli elementi musicali e capire se desideri continuare. Se ha già svolto questa funzione e hai deciso di seguire il percorso completo, puoi cominciare il primo livello senza doverlo necessariamente terminare, perché è lì che costruiamo le basi in modo sistematico.

Il brano giusto al momento giusto: dal desiderio alla preparazione attraverso un percorso graduale.

2. Quando studiare a mani separate e quando unirle

Piero mi chiede quando sia opportuno passare dalle mani separate alle mani unite, considerando che, quando le uniamo, devono svolgere compiti diversi contemporaneamente. Per affrontare questa coordinazione è importante che ciascuna sappia già eseguire la propria parte con una certa autonomia.

Se una mano sta ancora cercando le note mentre l’altra procede, chiediamo all’attenzione di risolvere insieme problemi che non abbiamo chiarito separatamente. La mano più sicura può adattarsi alle esitazioni dell’altra, rendendo l’esecuzione faticosa e meno evidente l’origine della difficoltà, proprio come in una collaborazione nella quale manca l’autonomia dei singoli.

Procedere una piccola sezione alla volta

Studiare a mani separate non richiede necessariamente di preparare tutto il brano con la destra e poi tutto con la sinistra: nel lavoro che propongo scegliamo una breve sezione, la prepariamo con ciascuna mano e le uniamo quando entrambe sanno che cosa fare, prima di affrontare il tratto successivo.

In questo modo puoi cominciare a costruire l’insieme senza aspettare di conoscere separatamente tutto il pezzo, mantenendo la possibilità di tornare a una sola mano quando un movimento è ancora incerto. La scelta dipende da ciò che serve chiarire, perciò separare nuovamente le mani può essere un passaggio utile anche dopo aver cominciato a unirle.

Dare attenzione alla sinistra

Nei brani in cui la destra esegue la melodia e la sinistra l’accompagnamento, siamo spesso attratti dalla parte che riconosciamo e cantiamo interiormente, fino a trascurare quella che sostiene la struttura. Invito quindi a prestare attenzione alla sinistra e alla sua funzione, come faremmo con le fondamenta di una casa.

Quando la destra è stata preparata abbastanza da procedere con maggiore autonomia, puoi indirizzare più attenzione verso ciò che tendi a perdere nella sinistra, senza affidare l’altra mano al caso. Unire le mani diventa così il risultato di una preparazione, anziché un tentativo di far comparire la coordinazione prima di averle dedicato il lavoro necessario.

Studiare una breve sezione con ciascuna mano e unirle quando entrambe hanno acquisito autonomia.

3. Come affrontare le difficoltà con il metronomo

Davide racconta che riesce a eseguire un esercizio finché non accende il metronomo, mentre il battito sembra impedirgli di mettere insieme anche poche note. La difficoltà è comprensibile, perché il metronomo aggiunge una richiesta alla coordinazione che stai costruendo.

Un principiante deve già pensare alle dita, ai movimenti, alle note e magari allo spartito o al pedale; quando entra un riferimento esterno che procede senza aspettare, diventano evidenti le esitazioni che prima passavano inosservate. Potresti esserti fermato un istante per cercare una nota o aspettare una mano, mentre ora devi far rientrare quel movimento in una pulsazione regolare.

Avvicinarsi al ritmo con gradualità

Il ritmo è parte della musica, ma il modo in cui lo studiamo deve tenere conto della preparazione e degli obiettivi personali. Nel mio insegnamento evito di imporre subito un uso forzato del metronomo, perché un adulto che cerca espressione e piacere nello strumento può avere esigenze diverse da chi segue una formazione professionale.

Prima di affrontare un brano con il metronomo, puoi esercitare la percezione di una pulsazione regolare, per esempio ascoltando un riferimento e provando a camminare a tempo. Quando togli le difficoltà della tastiera, puoi concentrarti sulla relazione fra il movimento e il battito, per poi avvicinarti allo strumento attraverso un compito semplice e già conosciuto.

Questi passaggi aiutano a sviluppare un tempo interiore, mentre l’eventuale utilizzo del metronomo viene inserito nel percorso in modo proporzionato. Se un esercizio diventa ingestibile appena lo accendi, considera quali richieste stai affrontando insieme e cerca una situazione più semplice nella quale lavorare sulla pulsazione.

Tenere presente il proprio obiettivo

Quando in palestra ho smesso di aumentare i pesi come prima, mi sono chiesta se volessi sollevare carichi sempre maggiori oppure allenarmi per stare bene. Anche al pianoforte, capire che cosa cerchi ti aiuta a dare una proporzione alle richieste, perché la cura dello studio dovrebbe sostenere il rapporto con la musica, conservando il motivo per cui hai cominciato.

Il metronomo aggiunge una richiesta di coordinazione: sviluppare la pulsazione attraverso passaggi graduali.

4. Quanta teoria serve per imparare

Nella community è nata una discussione su quanto sia necessario comprendere subito il motivo per cui alcune note funzionano e altre no. La risposta dipende anche dalla persona, perché molti adulti desiderano collegare ciò che fanno a una spiegazione e possono trovare nella teoria uno stimolo importante.

Comprendere come si costruisce un accordo, riconoscere una scala o capire la funzione di un esercizio può rendere la pratica più interessante e motivante. Quando sai a che cosa serve un lavoro, riesci a collocare anche la fatica in un percorso, partecipando con maggiore consapevolezza a ciò che stai imparando.

Ascoltare meglio e costruire collegamenti

Immagina di bere un caffè mentre qualcuno ti spiega quali caratteristiche cercare nella miscela: il caffè rimane uguale, ma puoi riconoscere sfumature che prima non notavi. La teoria può produrre un’esperienza simile, offrendoti parole e riferimenti con cui ascoltare relazioni, direzioni e differenze fra i suoni.

Questa comprensione offre anche appigli alla memoria, perché al movimento delle dita si aggiungono il riconoscimento degli accordi e della struttura musicale. Come nell’arrampicata avere più punti di presa aiuta a orientarsi, così conoscere ciò che suoni permette di costruire collegamenti ulteriori, che accompagnano il lavoro pratico senza sostituirlo.

Durante un viaggio in Egitto, una guida mi aveva aiutata ad apprezzare dettagli e relazioni che da sola non avrei colto; allo stesso modo, conoscere meglio la musica può aggiungere meraviglia all’ascolto. Il valore del percorso comprende anche queste scoperte, oltre alla possibilità di arrivare alla fine di un pezzo.

Approfondire quando si hanno le basi per capire

Non occorre sapere tutto prima di cominciare, perché puoi suonare e approfondire lungo il percorso, incontrando i concetti quando hai gli strumenti per comprenderli. La curiosità rimane preziosa quando accompagna l’esperienza, mentre accumulare spiegazioni prima di riuscire a collegarle alla pratica può rendere più difficile concentrarsi sul compito presente.

La teoria arricchisce la pratica attraverso comprensione, collegamenti, memoria e piacere dell’ascolto.

5. Quando passare al brano successivo

Per capire quanto tempo dedicare a un brano prima di proseguire, dobbiamo distinguere la sua maturazione artistica dalla funzione che svolge nello studio. Una composizione può accompagnarci per anni e cambiare significato con la nostra esperienza, come mostrano interpretazioni della stessa opera realizzate dallo stesso musicista in momenti diversi della vita.

Un allievo, però, deve poter affrontare altro quando il brano ha raggiunto una preparazione sufficiente per il percorso che sta seguendo, senza aspettare di esaurire ogni possibilità espressiva. Allo stesso tempo, qualche giorno di tentativi non basta a giudicare l’apprendimento, perché capire un’indicazione e riuscire a tradurla nel gesto richiedono tempi diversi.

Riconoscere una maggiore familiarità

Un segnale che considero significativo arriva quando non devi più impiegare tutte le energie soltanto per trovare le note e portare avanti il pezzo. Le mani conoscono meglio il percorso e puoi suonare con maggiore confidenza, continuando ad ascoltarti senza dover ricostruire ogni passaggio da capo.

Questa familiarità può indicare che sei pronto a proseguire, anche se restano aspetti da rifinire, perché il lavoro didattico non richiede di raggiungere una perfezione assoluta prima di incontrare altre esperienze musicali. I tempi dipendono comunque dalle difficoltà del brano e dalla tua preparazione, perciò il numero di giorni trascorsi non costituisce da solo un criterio utile.

Lasciare riposare, riprendere e mantenere

Quando il brano è sufficientemente acquisito, puoi lasciarlo riposare per un periodo mentre affronti altro, per poi riprenderlo osservando che cosa è rimasto disponibile e dove occorre intervenire. Potrebbe essere utile isolare un passaggio o tornare a una mano sola, perché la ripresa fa parte dello studio e non dimostra che il lavoro precedente sia stato inutile.

Se vuoi mantenere un pezzo nel repertorio, dovrai frequentarlo periodicamente, come una casa che richiede manutenzione anche dopo essere stata costruita. Riprenderlo, per esempio, ogni due o tre mesi può aiutarti a controllarlo, pur senza trasformare quell’intervallo in una regola valida per tutti.

Nei primi anni mi interessa soprattutto che tu incontri movimenti e situazioni musicali diverse, attraverso cui sviluppare capacità e scoprire ciò che ami. Potrai così scegliere progressivamente quali brani conservare, mentre andare avanti allargherà la tua esperienza senza impedirti di tornare su ciò che desideri approfondire.

Come una guida aiuta a coltivare una passione

Una guida può aiutarti a scegliere il lavoro adatto, capire quando aggiungere una difficoltà e usare meglio il tempo disponibile. Lo riconosco anche quando imparo qualcosa di nuovo: dopo aver lasciato inutilizzata per anni una macchina da cucire, sono riuscita a realizzare un sacchetto per il pane seguendo lezioni semplici che mi accompagnavano da un passaggio al successivo.

Il risultato era imperfetto, ma mi aveva dato una soddisfazione enorme perché, attraverso una sequenza comprensibile, avevo superato ciò che inizialmente mi bloccava. Anche nel calisthenics seguire un percorso mi aiuta a sapere che cosa fare e a evitare di aggiungere troppi esercizi soltanto perché sono entusiasta.

Quando una nuova passione incontra lavoro, famiglia, stanchezza e impegni domestici, può emergere una distanza fra il tempo che immaginiamo di dedicarle e quello che abbiamo davvero. Un percorso sostenibile tiene conto della tua vita, aiutandoti a concentrarti su ciò che serve e a continuare quando l’entusiasmo iniziale diventa un rapporto più quotidiano con lo strumento.

Una guida aiuta a trasformare l’entusiasmo in una pratica sostenibile, compatibile con il tempo e le energie disponibili.

Il valore della creatività, anche senza perfezione

La gioia di quel sacchetto cucito male mi ricorda che creare può avere valore anche quando il risultato resta personale. Come possiamo scrivere una poesia senza pubblicarla, così possiamo suonare senza registrare ogni esecuzione o cercare un pubblico, lasciando che la musica dia qualcosa prima di tutto a noi.

Quando leghiamo il piacere di esprimerci all’approvazione degli altri, rischiamo di rinunciare perché qualcuno è più bravo. Trovo quindi più utile confrontarmi con la versione di me che avrebbe abbandonato un desiderio senza provare, riconoscendo ciò che l’esperienza aggiunge alla mia vita senza sentirmi obbligata a riempire ogni momento.

Anche io faccio i conti con aspettative che possono rallentarmi, come accade con il contenuto sull’accordatura e sul temperamento che continuo a preparare cercando la spiegazione migliore. Intanto questa conversazione, nata dalle vostre domande, mi permette di condividere qualcosa di utile, ricordandomi che le esperienze possono avere valore anche quando assumono forme diverse da quelle immaginate.

Creare ha valore anche per sé: il piacere di imparare ed esprimersi può esistere senza perfezione o approvazione esterna.

Ti auguro di coltivare il pianoforte con cura e curiosità, concedendoti il tempo necessario senza trasformare ogni difficoltà in un giudizio su di te. Quale di queste cinque domande senti più vicina al tuo percorso?

Se desideri cominciare e conoscere il mio modo di insegnare, puoi partire dal corso gratuito di Sognandoilpiano.

Silvia Platania

— NUOVA EDIZIONE —

Corso gratuito di pianoforte